Intervista a Mediterraneo Cinematografica – Della Poetica dei Cortometraggi e della Produzione Italiana

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Intervista a Mediterraneo Cinematografica – Della Poetica dei Cortometraggi e della Produzione Italiana

Intervista a Mediterraneo Cinematografica – Della Poetica dei Cortometraggi e della Produzione Italiana

di Andrea Vailati

 

È dall’ambizione, quella che si intinge di speranza e passione, che nascono i grandi progetti. La Mediterraneo Cinematografica, società italiana indipendente di produzioni cinematografiche, nata nel novembre 2014, fa di questo mantra la sua premessa qualitativa. Tante produzioni, tanti progetti, tanta eterogeneità: sin dal 2015, con il cortometraggio ‘Thriller’ portano un David di Donatello nel loro palmares, ma non è che il capofila dei tanti premi guadagnati da questa piccola grande realtà, sempre più in crescita, sempre più focalizzati verso la possibilità di colorare uno spicchio di mondo in modo diverso. Abbiamo avuto l’onore di intervistare, dopo aver visionato tre tra le loro opere più emblematiche, le tre figure chiave di questo progetto.“Thriller” di Giuseppe Marco Albano

Sullo sfondo di una Taranto provata dall’inquinamento e dall’incertezza per il futuro, Michele, 14 anni, va in giro leggero a passo di musica, ballando come il suo idolo, Michael Jackson. Quando suo padre gli comunica che non potrà̀ accompagnarlo al provino a causa di una mobilitazione di fabbrica, a Michele crolla il mondo addosso. Il sogno di un ragazzino, però, può̀ essere più̀ forte delle difficoltà degli adulti. E proprio grazie a Michele e al suo desiderio, la questione degli operai di Taranto risalterà̀ agli occhi tutti, in un incredibile girotondo finale sulle note di Thriller.

“L’Avenir” di Luigi Pane

Parigi, la notte del 13 novembre 2015, la notte che ha ferito la Francia e il cuore dell’Europa. Una notte vista con gli occhi di Rino e Sophie, giovane coppia in forte crisi sentimentale, trentenne e sognatore lui, più giovane e pratica la ragazza. Costretti a restare soli e barricati nel loro appartamento mentre fuori sta esplodendo la violenza più assurda e ingiustificata, in quell’ambiente forzatamente isolato che si troveranno a vivere, i due ragazzi, esplorando le loro emozioni e paure più profonde, in un crescendo di passione e riflessioni sul nostro tempo, cercheranno la forza e il coraggio per affrontare se stessi e quel mondo così difficile che si trova all’esterno, per guardare con amore, decisione e fiducia verso i giorni di domani, verso il mondo del futuro.

“Acquario” – di Lorenzo Puntoni

“In una tragica giornata trascorsa in piscina s’incontrano due umanità profondamente distanti, ma allo stesso tempo unite.”

Intervista:

“Thriller”, “L’Avenir” e “Acquario” sono tre opere davvero potenti. Brevi, eppure capaci, in un attimo di sospensione dal reale, di mostrarci proprio le derive della nostra realtà. 

Ci sono tanti elementi che tornano, in assoluto due: la poetica del volto ed il simbolo del bambino. La prima fa tanto pensare al bisogno di tornare a riconoscere le nostre singolarità, il nostro essere tutti singoli umani, eppure così capaci di mostrare emozioni universali.

La figura del bambino, invece, in “Thriller” è protagonista di una lotta sociale, in “L’Avenir” ancora nel grembo di una giovane donna, riporta speranza. In “Acquario”, è l’unico a sopravvivere alla follia alienante dell’oggi, a tal punto degenerata, da divenire pura violenza autodistruttiva. Per voi è davvero il momento in cui i bambini solo l’unica lungimiranza che ci rimane, per smettere di autocondannare questo mondo?

Risponde Giuseppe Marco Albano:

“I bambini probabilmente lo sono sempre stati e lo sono tutt’ora, la salvezza assoluta ad ogni cosa: ogni problema, ogni paura, ogni dramma. Il bambino è puro, immaturo, irrazionale, agisce con razionalità istintiva portandolo ad essere un leader assoluto in tutto ciò che compie. La loro prima forma inconsapevole di creazione è il sogno.

Nessuno ci ha mai insegnato a sognare, nessuno ci spiega come si sogna, non esiste un manuale delle istruzioni, eppure è una cosa che facciamo inconsapevolmente fin da piccoli.Non sappiamo né perché né come riuscirci una seconda o una terza volta, ci riproviamo solamente grazie alla forza che quel sogno ci ha lasciato, ma lo facciamo in modo differente e imperfetto, come se fosse sempre una prima volta. 

Dovremmo nascere al contrario per comprendere questo strano mondo, come racconta Woody Allen nel suo monologo “La vita al contrario”, questa potrebbe essere l’unica soluzione al problema di autocondannarci quotidianamente, ma tecnicamente è impossibile, per questo noi continuiamo a sognare e a far sognare facendo Cinema.

Il racconto filmico, così come il sogno, racconta la realtà esterna ed interna dell’uomo, creando universi immaginari che superano la nostra coscienza e danno forma ai desideri introspettivi.  

Il cinema racconta, rielabora, rinnova in nuove forme sogni, desideri, paure ed emozioni umane, e lo sguardo del bambino, il volto, raccontano il sogno come realtà.”

Mediterraneo Cinematografica è una realtà che segue intuizioni libere dai canoni, alquanto sviliti ed inflazionati, di alcune realtà del cinema italiano. Che segno volete lasciare in questo oggi? Pensate che i lungometraggi possano mantenere questa purezza tematica?

In più, a chi, ancor più giovane di voi, insegue il cinema come rilancio della libertà di riflettere, di emozionarsi, di denunciare, di amare, cosa consigliate? Come si può trovare una strada che non sia già scritta oggi?

risponde Angelo Troiano:

“Nel cinema italiano le realtà che seguono percorsi inflazionati oramai hanno cessato di riprodursi. Lo spazio se lo stanno conquistando i soggetti che seguono sempre più le proprie intuizioni libere da canoni oramai superati. Noi proviamo a far parte di questo secondo blocco, cercando di lasciare un segno, siamo una realtà giovane e c’è tanto da fare. Di sicuro proveremo a lasciare un segno dettato da una sana ambizione, a tal proposito Thomas Jefferson diceva che “se vuoi qualcosa che non hai mai avuto devi fare cose che non hai mai fatto” quindi anche nei lungometraggi proveremo a mantenere la stessa purezza. 

A chi è più giovane di noi? Difficile consigliare, i consigli dovrebbero essere frutto di maturità ed esperienza.  Noi ne abbiamo acquisita poca ed alcuni effetti delle nostre scelte si devono ancora palesare, ma tirarsi indietro dal dispensarne non sarebbe coraggioso. Per questo consiglierei a chiunque di avere coraggio, perché per emozionarsi, riflettere, denunciare c’è bisogno di coraggio, così come per trovare una strada ancora non scritta, soprattutto nel mondo cinematografico. “Le grandi idee hanno bisogno di ali, ma anche di carrelli di atterraggio” quindi insieme al coraggio c’è bisogno di studio, preparazione e predisposizione a lavorare in un mondo in cui la propria idea deve convivere con quella degl’altri. “

Spesso, in un paese incerto come l’Italia, non si riflette sulla continuità che ci può essere tra il business e l’autoriale. L’arte non ha valore, questo è certo, ma forse proprio una consapevolezza manageriale può ridare proprio quel valore che tanto manca all’arte italiana, di questi tempi. Pensate che una produzione illuminata, continuativa e collaborativa in modo funzionale, può esistere nel futuro del cinema italiano? E, se sì, dove pensi che possa nascere prima, nelle micro o nelle macroproduzioni?

Risponde Francesco Lattarulo:

“Nell’industria cinematografica italiana a differenza di quella americana, è sempre mancato l’apporto strutturale di capitali finanziari esterni facendo venir meno lo stimolo di una pianificazione strategica degli investimenti. 

La produzione cinematografica è il punto di sintesi più avanzato dell’industria creativa, ed il produttore dovrebbe coordinare sempre più l’armonizzazione degli input creativi con quelli tecnici cercando di massimizzare gli stessi con la risposta del pubblico.

In Italia, troppe volte la figura del produttore è stata offuscata dagli attori e dalla personalità dei registi, e questi ultimi, non avendo – giustamente – competenze manageriali, non sono riusciti a capitalizzare la fiducia dei finanziatori esterni costringendo l’industria cinematografica a cullarsi sul finanziamento pubblico.

Lo sviluppo di capacità amministrazione del ‘business cinema’, soprattutto nelle piccole realtà, accompagnato anche da una maggior cooperazione e confronto sul prodotto economico culturale, sprigionerebbe una potenza artistica enorme.

Questo è quello che noi auspichiamo. Viviamo tempi interessanti, le nuove piattaforme distributive possono essere davvero volano di un nuovo inizio, creando le condizioni per una nuova primavera del cinema indipendente italiano, un po’come è successo nell’industria musicale.”

 

Fonte: https://www.artesettima.it/2019/01/18/intervista-a-mediterraneo-cinematografica-della-poetica-dei-cortometraggi-e-della-produzione-italiana/